Quattro regole per un buon questionario. Solo per cominciare…

Qualche suggerimento, senza un preciso filo logico, per coloro che, pur non essendo professionisti del settore, elaborano sondaggi usando uno dei tanti strumenti gratuiti di sondaggistica digitale.

Non è facile, e forse neppure corretto, pensare di ridurre a poche righe una questione tanto articolata e complessa come quelle dell’elaborazione del questionario di rilevazione, che rappresenta una delle problematiche centrali in ogni tipo di sondaggio. Non è però irragionevole, nè odontologicamente deprecabile, sollecitare l’attenzione verso una serie ragionata di elementi da tenere in considerazione ogniqualvolta ci si cimenta con questo genere di attività. In realtà, più che di consigli e di suggerimenti, che non ci sentiamo di dare a nessuno, si tratta di di un breve elenco di fattori critici, che riscontriamo quotidianamente nella nostra attività e che vogliamo provare ad analizzare con coloro che avranno il piacere di leggerci.

Chi elabora un questionario ha, in genere, una buona conoscenza della propria lingua, legge almeno un quotidiano al giorno, più di dieci libri all’anno, è per sua natura curioso, si documenta e si dimentica spesso che il 28% degli italiani, al pari degli spagnoli e infinitamente più dei giapponesi e dei finlandesi (1%), soffre invece di una grave forma di analfabetismo funzionale, che impedisce loro di comprendere il significato di più della metà dei termini e delle forme lessicali comunemente usate da un laureato. A partire da questi presupporti, i quesiti devono quindi essere predisposti con maniacale semplicità, nel tentativo, per nulla scontato, di evitare ogni dissonanza di tipo culturale.

E’ una vecchia questione, mai dipanata del tutto, che genera spesso più di una perplessità. Il dubbio è se sia meglio scegliere tra cinque o sette categorie di risposta, oppure optare per quattro o sei. Sull’opportunità di lasciare o eliminare l’alternativa della risposta centrale esistono ancora pareri discordi anche tra i più seri professionisti del settore: Moser, Kalton, Converse, Garland, Helic e Krosnich. Senza entrare nel merito della questione, elencando gli innumerevoli pro e i contro che ognuna delle scelte comporta, ci limitiamo in questa sede a ricordare come la scelta delle cinque o sette alternative di risposta, sia, ad oggi, di gran lunga quella più utilizzata.

Anche in questo caso i pareri, manco a dirlo, sono discordanti. C’è chi sostiene che sia giusto prevedere che l’intervistato non abbia specifica conoscenze sull’argomento in questione e chi invece ritiene che la presenza dell’opzione “non so” rappresenti una facile scorciatoia per i più pigri e meno determinati a completare il sondaggio (Schaeffer e Presser). Detto che non è né facile né opportuno consigliare una delle due scelte, riteniamo, anche in questo caso, di ricordare il semplice dato statistico, il quale ci dice di una netta prevalenza nei questionari dei “non so” rispetto alla loro assenza.

La domanda, in realtà, dovrebbe essere se sia preferibile usare domande “chiuse” o domande “aperte”. Essendo l’argomento lungo e complesso da analizzare, riduciamo il tutto per semplicità ad una conseguenza della scelta primitiva. Il consiglio, per quanto molto dipenda dal contesto e dal tipo di questionario, è quello di evitare l’opzione “altro” quando c’è il ragionevole sospetto che in essa possano confluire troppe risposte. In tal caso forse è meglio prevedere una risposta “aperta”, avendo ben chiare le complicanze che essa produce.

Fabio Naibo

Fabio Naibo

Docente di matematica e statistica, responsabile della progettazione e della gestione di centinaia di corsi di formazione per aziende su tematiche organizzative e di promozione di strumenti digitali.

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Nota bibliografica

Alcune delle idee riportate e approfondite nel post sono state tratte seguenti testi.: "L'indagine campionaria e il sondaggio di opinione" di Carlo de Rose, edizione Carocci e "Le migliori pratiche nelle ricerche di mercato" di Giorgio Marbach, Rogiosi editore.

Parola mia, Watson, lei se la sta cavando a meraviglia. Ha fatto proprio un ottimo lavoro, davvero ottimo. E' vero che le sono sfuggiti tutti i particolari più importanti, ma ha azzeccato il metodo.

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